GENOVA HA IL SUO PONTE!
Lunedì 03 Agosto 2020

Categoria: News
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Genova torna ad essere Superba!


A 2 anni dalla tragedia che si è abbattuta sulla nostra città,  Genova ritrova il ponte che collega il Ponente al Levante.

Genova e i genovesi hanno dimostrato ancora una volta all' intero Paese la loro caparbietà, il coraggio, la determinazione anche nelle imprese impossibili.

Il Ponte San Giorgio non è soltanto  una strada, ma rappresenta il  collegamento della città e dei cittadini verso il futuro.

Tra le  43 vittime del Ponte Morandi c'era anche Marius Djerry,   giovane sportivo che prendeva parte ai Campioati amatoriali genovesi.

A lui e ai familiari delle 43 vittime va il pensiero di Calcio Liguria.

Nel ricordo di chi non c'è più e nella tristezza di una tragedia immane, oggi per Genova è un giorno speciale.

Non c'è nulla da festeggiare, ma Genova  si è riscoperta  Superba con il suo orgoglio!

Anniversario crollo ponte Morandi, i nomi delle 43 vittime

caduta del colosso di calcestruzzo e acciaio

Isorrisi più dolorosi da guardare sono quelli del piccolo Samuele, 8 anni, e della piccola Crystal, che ne aveva appena uno in più. Stavano andando verso una giornata di svago con i genitori, nella testa e nel cuore, nonostante la pioggia, il mare, i tuffi, i gelati mangiati sotto il sole e le partite a palla. Invece sulla loro strada hanno trovato la morte, sotto forma di quel ponte che si scorgeva già da lontano, il “ponte di Brooklyn” che dopo 40 anni è crollato, accartocciandosi su se stesso e portandosi via in una nuvola di pioggia e polvere decine di auto e 43 vite. Tra cui, appunto, anche quelle di Samuele e Criytal e dei loro genitori.

Mamma e papà di "Samu" erano Roberto Robbiano, 44 anni, ed Ersilia Piccinino, 41. Originario di Voltri lui, della Calabria lei, erano diretti proprio verso Voltri, per pranzare con il nonno, il giorno della tragedia del 14 agosto 2018. Vivevano a Campomorone, e proprio il Comune di Campomorone (il cui sindaco ha emesso ordinanza per chiedere di rispettare un minuto di silenzio alle 11.36 del 14 agosto, e di tenere le saracinesche abbassate) ha deciso di intitolare a Samuele il campo sportivo polivalente Giardini Dossetti. 

Nelle foto di famiglia, Roberto ed Ersilia appaiono sempre sorridenti, il piccolo Samuele con lo sguardo vispo e curioso con cui un bambino di 8 anni inizia a conoscere la vita. Lo stesso che aveva Crystal, che con mamma Dawna Munroe e papà Cristian Cecala da Oleggio, nel novarese, era partita la mattina del 14 agosto per arrivare alla meta delle vacanze, l’isola dell’Elba. I corpi della famiglia Cecala sono stati tra gli ultimi a essere ritrovati sotto le macerie della pila 9, ma i familiari avevano ormai perso le speranze di rivederli vivi.

 

Chi non ha perso la speranza sino all’ultimo, invece, è stata Paola Vicini, la mamma di Mirko. Il suo corpo è stato estratto per ultimo dalle macerie, 5 giorni dopo la tragedia, e mamma Paola mai si è allontanata dal presidio della Protezione Civile e della Croce Rossa allestito vicino al luogo del crollo: «Non me ne vado sinché non lo vedo».

 

 

 
 
 
 
 
 
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Alla notizia del suo ritrovamento, soltanto allora, Paola ha lasciato che il dolore la invadesse. Mirko Vicini, 31 anni, era un dipendente Amiu, assunto con contratto a termine per l’estate insieme con il collega Bruno Casagrande, 57 anni, il 12 luglio del 2018: la mattina del 14 agosto stavano lavorando nell’isola ecologica che sorgeva sotto il viadotto, nel giro di pochi istanti il furgoncino su cui si trovavano è stato sepolto da tonnellate di calcestruzzo e asfalto. Bruno ha lasciato la moglie Rosanna, che lo aspettava a casa per partire per la campagna, e i due figli di 13 e 20 anni: da tempo aspettava una nuova occasione lavorativa, e il contratto in Amiu, pur temporaneo, gli aveva regalato nuove speranze per il futuro.

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Con Bruno e Mirko, nello spiazzo di Amiu, c’era anche Alessandro “Sandro” Campora, 46 anni, dipendente di Aster, altra partecipata del Comune: uscito la mattina per andare al lavoro, ha salutato la moglie da cui non è più tornato. A lavorare stavano andando anche Elisa Bozzo, “La Ely”, partita da Busalla, e Andrea Cerulli, “camallo” della Culmv: a lanciare l’allarme in entrambi i casi, la mattina del 14 agosto, gli amici, con un tam tam su Facebook. Lo stesso luogo virtuale in cui Elisa scriveva “come posso io non celebrarti vita”, e dove Andrea postava le foto in cui reggeva sulle spalle il figlioletto, addosso la maglia del Genoa di cui era grandissimo tifoso. 

Francesco Bello, 41 anni, era invece originario di Serra Riccò: abitava a Pegli, con la compagna, con cui condivideva il lavoro e l’amore per i gatti. Gli amici ancora tengono vivo il suo ricordo dove possono, nei loro cuori e su Facebook, dove condividono pensieri e parole da cui trapela tutto il dolore e la nostalgia: «Per questa sera, in questa occasione solo il nostro intenso pensiero affettuoso, ci manchi e manchi a tutte le persone che ti hanno voluto bene - scriveva un amico il 14 luglio - ma ci fa bene ritrovarti in questo nostro appuntamento legato ad una data da non dimenticare. Ciao caro Francesco, a presto»

 

Giorgio Donaggio, imprenditore 57enne di Toirano, amava il mare e i motori: del primo aveva fatto un lavoro -era il titolare della Donaggio Boat Service di Andora - dei secondi una passione che lo aveva portato a diventare campione italiano di moto trial, e che condivideva con i figli Cristian, Luca e Matteo.

Marian Roşca, 36enne di Curtişoara, in Romania, e il collega Anatoli Malai, 44 anni, viaggiavano sul Morandi a bordo del loro camion. Alle 11.36 sono precipitati nel vuoto: Anatoli è morto sul colpo, Marian ha resistito per qualche ora nel reparto di terapia intensiva del San Martino, poi il suo cuore ha smesso di battere. L’ultimo regalo l’ha fatto alle tre persone che hanno ricevuto i suoi reni, due bambini, e il suo fegato. Autotrasportatori erano anche Gennaro Sarnataro, 43 anni, di Casalnuovo, e il collega di Grotte (Agrigento), Vincenzo Licata, 58 anni, che tornavano da Nizza: Gennaro è stato uno dei feriti estratti dalle macerie e portati d’urgenza in ospedale, ma le speranze di salvarlo si sono infrante poco dopo il suo arrivo.

Juan Carlos Pastenes, 64 anni, era uno chef, e così si definiva orgoglioso su Facebook. Originario di Santiago del Cile, viveva in Italia da 30 anni e la mattina del 14 agosto 2018 si è ritrovato a passare sul viadotto dell’A10 per raggiungere la meta delle vacanze. Con lui la moglie Nora Rivera Castillo e l’amico Juan Figueroa: nessuno è sopravvissuto.

Alberto Fanfani, 32 anni, e Marta Danisi, 29, sono morti insieme, i sorrisi e le speranze per il futuro spazzate via in pochi attimi: Alberto era un medico anestesista all’ospedale Cisanello di Pisa e frequentava il quinto anno della Scuola Ospedaliera Universitaria Pisana, e sul lavoro aveva conosciuto Marta, infermiera ad Alessandria. Un amore grande, distrutto dal crollo: a maggio 2019 avrebbero dovuto sposarsi. 

 

 

 
 
 
 
 
 
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Marius Djerri,



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