CALCIO SCOMMESSE? PERCHE STUPIRSI?
Sabato 04 Giugno 2011

Categoria: Campionati
Condividi:
Il calcio amatoriale unica essenza dello sport vero

In molti mi chiedono quale sia il mio pensiero sul nuovo, ennesimo, polverone che riguarda il CALCIO SCOMMESSE.

Ovunque si legge e si sente parlare di stupore, sgomento, incredulità, ed altri sentimenti di inorridimento che , tradotti, suonano pù o meno così : "chi lo avrebbe detto?"

Il mio pensiero è completamente opposto e, tradotto, suona così: "chi NON  lo avrebbe detto"?

Da bambini tutti noi abbiamo creduto a favole di fate, di eroi buoni  che salvano l'umanità.

Per molto tempo abbiamo creduto tutti a Babbo Natale, immaginando, anzi essendo certi,  che esistesse davvero: che delusione quando abbiamo scoperto che Babbo Natale era solo una fantasia inventata dai grandi..."

Diventando adulti abbiamo inziato a non credere più alle favole, ma a guardare con occhio più attento ogni cosa.

Chi vive il calcio professionalmente,  ovvero da addetto ai lavori,  sa bene che  immaginare  un calcio pulito sarebbe come ritornare a credere alle favole.

Immaginare  un calcio onesto (dove i calciatori giocano solo per l'amore della maglia, dove i Presidenti e  Dirigenti sono dei magnati che, filantropicamente, destinano i loro averi  - peraltro chissà come guadagnati - per amore del mero  sentimento calcistico) sarebbe come ritornare bambini credendo  che da una zucca (senza nessuna allusione a qualche testa simile al vegetale appena citato) possa uscire una carrozza incantata e trainata da 12 cavalli bianchi.


Il problema del calcio moderno è proprio questo: centinaia, migliaia,  decine di migliaia di tifosi , di appassionati di calcio, che, tutt' oggi, credono ancora alla favola dello sport vero, dove il più bravo vince e il meno bravo perde.

Non funziona più cosi
(se mai ha davvero funzionato così).

Non solo questi tifosi hanno la "colpa" di "credere alle favole" ,ma anche quella (ben più grave) di pagare e sacrificare cose assai più importanti per destinarli ad uno spettacolo "taroccato" (un po' come accade nel wrestling, ma lì almeno si sa in partenza che funziona così e il "taroccamento" è più leale).


Eppure i segnali di un calcio malato sono tutti lampanti: le tv  a pagamento che comandano economicamente i campionati , la tessera del tifoso, gli stadi vuoti, ecc.

Come si fa - mi domando - a non pensare che un calcio dove le scommesse sono consentite non accadano episodi come quelli a cui stiamo assistendo?

Ci si stupisce di un qualcosa  che è talmente logico nel suo meccanismo perverso da non dovere, in realtà, dover  meravigliare nessuno.

Le tentazioni,  per i giocatori,   sono così evidenti che pensare ad un calcio pulito è semplicisticamente folle.

La cosa che fa più sorridere (si fa per dire) , in questa vicenda, sono le espressioni di chi si considera indignato, che chiede "pulizia", che si dichiara stupito e si chiede come può essere accaduta una cosa del genere.

Il calcio italiano (ma non solo il nostro ) ciclicamente è coinvolto in episodi di scommesse.

Come al solito ci sarà qualche sentenza (più o meno giusta): forse pagherà qualcuno che "passava di lì per caso" (la classica "testa di cuoio" che diventa per tutti il capro espiatorio) , mentre sicuramente i veri leader di queste Organizzazioni (che continueranno ad esistere) resteranno al loro posto.

L' "azienda calcio" da vivere e mangiare  a migliaia di persone, le cifre che gravitano attorno al dio pallone sono sempre più da capogiro. Come si può credere che davanti a somme così ingenti di denaro non ci sia nessuno capace di manipolare a proprio piacimento l'esito delle partite?

Il movimento delle scommesse sportive (che al contrario di qualche anno fa oggi è totalmente legale) coinvolge Organizzazioni così grandi che per il semplice tifoso non sono neppure pensabili.

Quando parliamo  di Organizzazioni (la O maiuscola è d'obbligo in questo caso) ci riferiamo a movmenti illegali  di stampo criminoso.

Il calcio, e questo tutti lo sanno, non è più uno uno sport in mano a volontari e appassionati.  E' , al contrario,  una Azienda del denaro, una macchina da soldi (sulla quale molti investono parecchio)  che "cela e camuffa" la passione dei più in una vera attività lucrativa e di facile successo  (in fondo chi non scommetterebbe su qualcosa di cui è certo e di cui conosce l'esito finale?)


Smettiamola , per favore, di credere ancora a Babbo Natale, smettiamo di credere che i giocatori siano uomini di onore e di cuore, fedeli alla maglia che indossano.

Il calcio è un business, e come tutti i business c'è una offerta e una richiesta.

A breve assisteremo ad un nuovo polverone, a nuove sentenze clamorose, a squadre promosse, altre retrocesse o ripescate a seguito delle scommesse.

Diversi giocatori (qualcuno più noto, altri meno) concluderanno anticipatamente la loro carriera in maniera ingloriosa , ma tra qualche anno (quando saranno diventati  "brillanti e autorevoli" opinionisti televisivi, ovviamente pagati per dire le loro "solennità" ) tutti noi ci saremo dimenticati delle loro nefandezze.

In fondo, diciamo la verità,  quanti si ricordano veramente che Paolo Rossi (proprio il Pablito Mundial dell'82) fu squalificato per calcio scommesse?

Teniamoci stretto (ben stretto) il nostro calcio amatoriale, quello che davvero rappresenta l'essenza del vero sportivo, del vero appassionato, del vero amatore.

Parliamo di tutti coloro che durante i freddi inverni vanno a giocare - per dire un giorno a caso -  al lunedi sera (magari alle 10 e mezza o più tardi ancora ) sui campi  ghiacciati di periferia. Parliamo di coloro che , pur di giocare, pagano di tasca loro.

Parliamo  di quelli che affrontano  ogni peripezia, ogni avversità atmosferica pur di scendere in campo e dare libero sfogo alla propria passione.

Il calcio vero è questo, è quello che tutti noi da anni professiamo e incoraggiamo.

E' il calcio degli amatori, essenza e radice di una passione infinita e a volte primordiale nel proprio istinto. .

Questo è il nostro calcio, quello che siamo orgogliosi di rappresentare (pur con i pregi e i difetti che sono tipici e innati nell' amatorialità che ci contraddistingue).

Essere amatori, oggi più che mai, significa rappresentare il calcio vero.

L'altro calcio, quello dei "potenti" lasciamolo  invece da parte: non imitiamolo, non avviciniamolo alla nostra realtà intorbidendo quel "mondo" , il nostro "mondo", nel quale a tutti noi piace identificarci.

Forse continueremo ad arrabbiarci per l'errore dell'arbitro (un Amatore anche lui, non dimentichiamolo). Forse ci infervoreremo perchè una decisione errata da parte di qualcuno  potrebbe   avere compromesso il risultato di una partita "importante". Forse.

Forse ci arrabbieremo perchè l'orario di una partita sarà più improbabile rispetto agli altri. Forse faremo sentire la nostra rabbia perchè il giorno di gioco è in concomitanza con altri impegni presi in precedenza. Forse.

Forse ci accorgeremo ben presto  che il nostro "forse" - a ben vedere - avrà molte più certezze e sicurezze di quello che possiamo pensare.

Potremo avere e provare  molte sensazioni: rabbia , delusione, sfogo per qualche episodio forse avverso o infelice nei confronti della  nostra squadra.

Ma comunque la si veda, questo sarà sempre e soltanto il nostro calcio: quello vero!!!

Oggi ne siamo ancora più CERTI!!!!!





Vai Su

Lascia un commento